E’ un gesto di grande valore, ma ora potrebbe risultare pericoloso

Il fascino delle culture risiede proprio nella diversità le une dalle altre. La serie di gesti, parole, abitudini, rituali, caratterizza ogni cultura e la differenzia dalle altre. Molte volte le tradizioni di un popolo sono motivo di grande attrazione, ma in questo momento storico alcune possono risultare addirittura…pericolose. 

Più le culture sono lontane da noi, per tradizioni, lingua, religione, ecc., maggiori sono gli aspetti da scoprire.

Ancora oggi ci chiediamo cosa ci sia dietro ad alcuni gesti molto famosi, ma la cui vera storia in pochi conoscono.

E’ un gesto che abbiamo certamente visto, ma non tantissime volte, e con poche possibilità che sia successo dal vivo, visto che parliamo di un popolo che si trova dall’altra parte del mondo. Parliamo della Nuova Zelanda, e della cultura Maori.

Si chiama “Hongi” ed è il tradizionale saluto usato dal popolo Maori in Nuova Zelanda, premendo il proprio naso e fronte, al naso e alla fronte della persona che stai salutando. Si è sempre pensato fosse un saluto riservato a incontri tradizionali o culturali, invece è molto diffuso anche in situazioni quotidiane, tra persone giovani e anziani, uomini e donne; è un legame all’identità Maori.

Molte persone maori preferiscono l’hongi, al posto di stringere la mano, ma durante le cerimonie importanti, si usa dare sia l’uno che l’altro, come un modo per far sentire benvenute le persone di tutte le culture che partecipano.

Hongi
Hongi (foto web)

Le origini dell’hongi, nel folklore Maori, risalgono alla creazione dell’umanità. Nella cultura Maori, infatti, la donna è stata creata dagli dei plasmando la sua forma dalla terra. Il dio Tane ( maschio) abbracciò la figura e soffiò nelle sue narici. Poi starnutì e le diede vita. Il suo nome era Hineahuone (donna formata dalla terra).

Quando i Maori si salutano premendo il naso, si ritiene che la tradizione di condividere il respiro della vita provenga direttamente dagli dei. Attraverso lo scambio di questo saluto fisico, non si è più considerati manuhiri (visitatore) ma piuttosto tangata whenua, una persona della terra, del paese.

Nel passato, questo gesto significava unirsi alla guerra con la famiglia con cui si era scambiato l’Hongi – una promessa di fedeltà. Oggi, equivale ad un’accoglienza in casa, con la promessa di scambiarsi responsabilità e doveri. 

Questo bellissimo gesto di benvenuto però, ha costretto dal 2020 alcune tribù a fare attenzione, e addirittura a evitare questo tipo di contatto a causa del Coronavirus. Appena usciti i primi casi di virus, due anni fa, a Wellington la tribù locale ha affermato che un divieto temporaneo di hongi sarebbe stato imposto tra i membri durante le riunioni.