Le parole possono causare dolore fisico, l’incredibile scoperta non lascia più dubbi, ecco cosa succede al nostro corpo e come difenderci

“Ne uccide più la lingua che la spada”, è un detto famoso che conosciamo tutti. Anche papa Francesco ha detto “Pensiamo alle volte che abbiamo ucciso con la lingua: ci vergogneremmo ma ci farà tanto bene“. Ora ci sono le prove: le parole possono fare del bene, ma anche causare dolore fisico. 

Papa Francesco durante un’udienza generale nel 2021 ha citato il libro del Siracide, dal quale esce il famoso detto “ne uccide più la lingua che la spada”.

Uno studio scientifico ha voluto capire come reagisce il nostro corpo a parole o atteggiamenti nei nostri confronti.

Discussione disagio fisico
Discussione disagio fisico

Una ricerca sperimentale chiamata F.I.O.R.E.1 (Functional Imaging of Reinforcement Effects) realizzata dalla Fondazione Giancarlo Quarta Onlus di Milano in collaborazione con l’Università di Padova e il Padova Neuroscience Center (Pnc), aveva misurato gli effetti cerebrali di una comunicazione considerarsi positiva e che andava incontro alle aspettative e ai bisogni delle persone.

Ora, la ricerca è arrivata ad una seconda fase, denominata F.I.O.R.E. 2 realizzata su 30 volontari sani di entrambi i sessi e di età compresa tra i 19 e i 33 anni, sottoposte a indagini di visualizzazione cerebrale realizzate. Per monitorare i risultati sono stati utilizzate la Risonanza Magnetica Funzionale e due test di valutazione della personalità e dell’affettività.

Come le parole che feriscono agiscono sul nostro fisico

Malelingue
Malelingue (foto web)

In questa fase i ricercatori hanno esaminato l’attivarsi dei diversi network di neuroni mentre i soggetti dovevano immedesimarsi in alcune vignette relative a relazioni sociali caratterizzate da stimoli positivi, neutri o negativi – es. in una immagine di una persona che fatica salendo su un treno con una valigia pesante, vedere le reazioni di fronte a chi non aiuta, chi aiuta, e addirittura chi si lamenta.

Il risultato è che esiste una base neurobiologica nelle sensazioni di malessere che proviamo di fronte a parole o comportamenti che ci fanno male, una sorta di attivatori di aree nel cervello legate alla percezione di una vera e propria minaccia.

La scoperta è che i network che si attivano di fronte ad una situazione di disagio psicologico, sono gli stessi che si attivano di fronte alla percezione di un dolore fisico  una reazione immediata che è emotiva, psichica e fisica, con attivazione di un importante sistema di allarme, che coinvolge un circuito neurale simile a quello del dolore fisico” spiega il prof. Fabio Sambataro del dipartimento di Neuroscienze dell’Università di Padova.

Il rapporto con il medico influisce sullo stato di benessere del paziente

Medico-paziente rapporto benessere
Medico-paziente rapporto benessere

Il mancato riconoscimento dei bisogni di una persona rappresenta quindi una vera e propria violazione della relazione sociale, fenomeno ancora più evidente e importante se quella relazione è tra medico e paziente.

Se il disallineamento bisogno-risposta persiste, la relazione può perdere di significato e addirittura arrivare a minare l’autostima, rendendo la relazione stessa inutile, se non addirittura dannosa – spiega Sambataro – Il medico dovrebbe sempre trovare il tempo e i modi per ascoltare il paziente con i suoi spazi e tempi, accogliendo il suo bisogno di empatia, di riconoscimento, per poter garantire una relazione che sia realmente terapeutica“.

Prova di quanto sia importante la relazione basata su una comunicazione positiva con il medico, è arrivata dallo studio di un gruppo di ricercatori francesi su un gruppo di pazienti e loro familiari che dovevano affrontare il momento difficile del fine vita.

La possibilità di discutere i desideri e le scelte del paziente, di esprimere le loro emozioni, ha aiutato a capire meglio le cure, e ad abbassare sensibilmente ansia, sensi di colpa e depressione.