L’attività su Facebook può rivelare una grave malattia, ecco i segnali e cosa succede al corpo

Si tratta di una morte improvvisa e inaspettata di alcuni pazienti, spesso di giovani con una età media intorno ai 20 anni, I ricercatori stimano che solo negli USA muoiono di morte improvvisa circa 3000 persone ogni anno. Il Corriere della Sera pubblica uno studio che potrebbe rivelarsi rivoluzionario. 

Gli scienziati continuano a studiare un fenomeno che, per quanto raro, provoca il 10% dei decessi dei pazienti che soffrono di epilessia.

Si chiama Sudep e colpisce improvvisamente. Le persone, uomini nel 63% dei casi, vengo trovate morte dopo un attacco epilettico.

Sudep Facebook
Sudep Facebook

Sudep, acronimo di Sudden Unexpected Death in Epilepsy, significa morte inattesa e improvvisa in epilessia, ed è un fenomeno ancora avvolto da diversi misteri. L’età media in cui il Sudep colpisce è 38 anni. Le ipotesi possono essere diverse, secondo la medicina, ma l’ultima che arriva da uno studio americano, potrebbe davvero risultare rivoluzionaria.

La ricerca che ha rilevato le attività sui social

Sulla rivista Epilepsy & Behaviour si è parlato della ricerca portata avanti da ricercatori americani, portoghesi e brasiliani diretti da Ian Wood della Indiana University, che ha studiato l‘attività online di pazienti nei sei mesi precedenti il loro attacco di Sudep.

Studiando le pagine social dei pazienti, si è notato come i post fossero scritti con maggiore frequenza, e con evidenti cambi di umore (eccesso di felicità o depressione). Un’analisi neuropsicologica dei messaggi ha evidenziato un incremento nell’uso di pronomi, articoli, interiezioni, elementi che denotano un aumento dello stress.

Altro elemento evidenziato è che precedentemente all’attacco, i pazienti avevano dovuto affrontare cambiamenti nella loro vita – trasferimenti, viaggi lontani, e anche traumi cranici dovuti ad incidenti stradali.

Il monitoraggio dell’attività su Facebook può quindi davvero avere un valore preventivo per evitare le morti improvvise da epilessia, ma sono chiaramente importanti le terapie per liberare il paziente dalle crisi; quando infatti le crisi sono 2 o 3 all’anno, il rischio di morte aumenta a 18 casi su 1000 all’anno.