Google di nuovo nella bufera, il colosso trema per le accuse: l’azienda intaccata da una setta, ecco di quale si tratta

Un’estate difficile si prevede per Google, che finisce nella bufera a causa di nuove rivelazioni su ciò che avviene all’interno dell’azienda. Secondo il New York Times il colosso statunitense di servizi online sarebbe intaccato da una setta: ecco costa sta succedendo.

Un periodo non certo facile quello che sta vivendo il colosso statunitense Google, che già nelle ultime settimane era finito sulle cronache per alcune dichiarazioni preoccupanti di un ingegnere di Big G.

La tesi rivelata dal lavoratore svelava che una tecnologia creata dagli sviluppatori avrebbe raggiunto un livello inaudito: una delle IA (intelligenze artificiali) sarebbe diventata addirittura senziente.

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Google logo (Fonte Instagram @google)

Ciò starebbe a significare che la LaMDAquesto il nome della IA in questione, avrebbe sviluppato la “coscienza di un bambino di 8 anni“, in grado dunque di “usare il linguaggio in modi creativi, produttivi e dinamici“, di avere una “vita introspettiva” basata su meditazione, immaginazioni e preoccupazioni nonché perfino ricordi.

L’ingegnere Lemoine è stato immediatamente licenziato dall’azienda, che si è difesa affermando che le sue tesi sono inesatte poiché la tecnologia di LaMDA sarebbe assolutamente non-senziente. Adesso però, eliminato un problema se ne apre un altro. Google è finito nella bufera per delle nuove rivelazioni arrivate dal New York Times, e questa volta si parla di una setta.

La setta che si è infiltrata in Big G, ecco di quale culto si tratta e in cosa consiste

Questa volta è stato un ex-dipendente a lanciare la nuova bomba su Google. Si tratta di Kevin Lloyd che, come rivela il New York Times, dopo aver lavorato per il Google Developer Studio, ha dichiarato che alcuni impiegati dell’azienda seguono un particolare culto.

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Google (Fonte Instagram @google)

Ma di cosa si tratta? Parliamo di una vera e propria setta che prende il nome di Fellowship of Friends, alla quale secondo l’ex-impiegato partecipavano ben 12 dei suoi colleghi che a suo dire influenzavano l’ambiente lavorativo con le loro credenze.

Il culto, fondato da Robert Earl Burton, si basa sulla credenza che “un’elevazione della coscienza può essere raggiunta abbracciando la cultura e le arti”. L’accusa a Big G sarebbe molto diretta, visto che dalla testata emergono anche due nomi importanti: quello di Peter Lubbers, direttore del Google Developer Studio e di Gabe Pannell, produttore video.

Secondo il NYT inoltre, la Fellowship of Friends sarebbe estesa anche a membri che “lavorano all’accettazione degli ospiti, come fotografi, come musicisti, come massaggiatori e come camerieri”. A questo punto al colosso Big G non resterà che fornire le spiegazioni richieste dal sindacato Alphabet Workers Union.