Probabilmente non hai l’età anagrafica che pensi, ora puoi sapere la verità

Si comprende facilmente come ogni essere umano possa dimostrare un’età diversa rispetto a quella reale. Questo avviene perché alcuni fattori influiscono sulla nostra età biologica, che può non corrispondere a quella anagrafica, ma come possiamo scoprirla? Da oggi è possibile.

L’età è soltanto un numero” è uno dei modi di dire che si sentono più di frequente. E non possiamo dire che non sia la verità. Non è difficile accorgersi di come ogni essere umano “si porti” i suoi anni in modo del tutto differente. Ci sono giovanissimi under 30 che hanno l’aspetto di ultra 40enni, come anche anziani signori che sembrano essere appena alla soglia dei 50.

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Età anagrafica (Foto web, chesuccede)

Naturalmente ci siamo riferiti solo all’aspetto. Ma non è soltanto l’apparenza esteriore a dimostrare la nostra età, quanto principalmente il nostro stato di salute generale. Proprio in questo ambito è bene differenziare tra età anagrafica, ossia quella che ci portiamo dietro in base alla nostra data di nascita, e quella biologica, ossia l’insieme delle caratteristiche attribuibili ad una determinata vecchiaia del corpo.

Ci ha pensato il professor Valerio Sanguigni dell’Università di Roma Tor Vergata, a chiarirci le idee in un’intervista di Fanpage. Il docente ha innanzitutto spiegato la differenza tra genotipo, “Patrimonio genetico ereditario, che ci arriva dai nostri genitori“, e fenotipo, composto da elementi quali “Ambiente, stile di vita, attività fisica, alimentazione“.

Come conoscere la vera età biologica, lo spiega l’esperto

Il professor Sanguigni ha spiegato che non esiste ancora un vero e proprio “metodo standard” per misurare l’età biologica reale di un individuo. Ciò che ha fatto l’esperto, dunque, è stato creare una particolare combinazione con cui dare un calcolo più veritiero possibile.

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Analisi del sangue (Canva)

Il docente effettua i suoi esami prelevando qualche goccia di sangue, che poi sottopone ad analisi accurate per mezzo di alcuni strumenti che individuano la quantità di radicali liberi presenti e le difese antiossidanti. Dopodiché passa ad un esame parallelo, dove viene valutata la capacità delle arterie di vasodilatarsi, e quindi di condurre un maggiore quantitativo di ossigeno. Entrambi i test porteranno poi a comporre un preciso algoritmo secondo cui si può valutare la tendenza del corpo all’invecchiamento e la sua corrispondenza tra età biologica ed anagrafica.

Uno strumento dunque molto interessante che, a quanto conferma il ricercatore, sarebbe adeguato iniziare ad utilizzare già a partire dai 35 anni. Naturalmente questo non vorrà dire apportare dei cambiamenti radicali al nostro futuro, ma sicuramente potrebbe indicare una giusta via da seguire in vista di un miglioramento della nostra salute.