Dante Alighieri, il mistero della tomba, ecco cosa è successo

Dante Alighieri, solo il nome ci parla della storia della nostra Italia. Dante, come è conosciuto in tutto il mondo, è considerato il padre della nostra cultura e della nostra lingua. La sua opera più importante è la Divina Commedia, considerata la più grande opera scritta in lingua italiana e uno dei maggiori capolavori della letteratura mondiale.

Conosciuto come “Il sommo poeta”, Dante ha lasciato un’eredità enorme, ed un grande orgoglio nell’animo di tutti gli Italiani. Ma se della sua opera si sa molto ed è considerata immortale, più complessa è la storia legata alla sua scomparsa terrena. La sua tomba ha visto diverse vicissitudini, ma soprattutto non tutti sanno dove si trova.

Dante Alighieri (Fonte web)
Dante Alighieri (Fonte web)

Tutti quanti leghiamo la figura di Dante Alighieri a Firenze, la città dove nacque. Eppure in pochi sanno che agli inizi del ‘300 fu esiliato, e girò l’Italia da Forlì a Verona, dove poi si stabilì per alcuni anni. Secondo le cronache del tempo, nel 1318 partì da Verona per raggiungere a Ravenna Guido Novello da Polenta, ma i motivi ancora oggi sono oggetto di diverse teorie, non confermate.

La rocambolesca storia delle spoglie di Dante

Quello che si sa, è che il poeta si spostò poi a Venezia per una missione diplomatica per conto del signore di Ravenna, ma durante il viaggio si ammalò di malaria, e al ritorno a Ravenna, nel settembre del 1321, purtroppo morì. Fu proprio lui a voler essere sepolto nella città dell’Emilia Romagna, dove inizialmente fu creata una semplice cappella in suo onore, fuori dalla Chiesa di San Francesco.

Successivamente fu realizzato il bassorilievo marmoreo con il ritratto di Dante che ancora oggi troviamo all’interno della tomba, commissionato dal governatore della città Bernardo Bembo allo scultore Pietro Lombardo. Le spoglie di Dante sono legate però ad un mistero, che è quello della loro “sparizione” per circa due secoli, tra il ‘500 e il ‘700, che poi fu chiarito quando si seppe che furono custodite dai monaci francescani.

E’ proprio a loro che dobbiamo quindi, la possibilità di poter ancora oggi visitare e rendere omaggio al nostro Sommo Poeta. Fu verso la fine del Settecento, infatti, che il Cardinal Luigi Gonzaga decise di costruire l’attuale mausoleo, affidando all’architetto ravennate Camillo Morigia la realizzazione del tempietto neoclassico in onore di Dante.

Tomba di Dante a Ravenna (Fonte web)
Tomba di Dante a Ravenna (Fonte web)

Ma ancora una volta il poeta non riuscì a trovare pace, perché agli inizi dell’Ottocento i frati furono costretti a lasciare il convento, ma prima decisero di nascondere segretamente la cassetta contenente le ossa di Dante. Fu nel maggio 1865, durante i lavori di manutenzione del convento adiacente la tomba, che un muratore trovò casualmente una cassetta di legno in una parete, salvata grazie all’intervento di uno studente.

La dicitura su di essa svelò la straordinaria scoperta “Dantis ossa a me Fra Antonio Santi hic posita anno 1677 die 18 octobris” (“Queste le ossa di Dante da me collocate in data 18 ottobre 1677”). In seguito la salma fu ricomposta ed esposta al pubblico in un’urna di cristallo per qualche mese, per poi essere nuovamente tumulata all’interno del tempietto che oggi conosciamo, sulla cui architrave si legge “Dantis poetae sepulcrum“.