Immersioni, rischio embolia si può prevedere, ecco la scoperta

In estate le attività che si fanno in mare sono moltissime, e tra le più diffuse ed amate c’è sicuramente l’immersione subacquea. Questa attività, al contrario del nuoto e dello snorkeling, prevede l’immersione completa del corpo in acqua, con il fine di esplorare l’ambiente subacqueo. Bisogna però essere allenati e preparati per fare immersione, ecco a cosa fare assolutamente attenzione. 

Inizialmente le prime immersioni si facevano in apnea, poi con il tempo ci si è attrezzati ed ora è possibile raggiungere fondali importanti. Nel mondo esistono moltissimi siti dove potersi immergere per goderne la bellezza, ma è sempre consigliato farsi guidare da esperti.

Scuba diving (Foto di David Mark da Pixabay)
Scuba diving (Foto di David Mark da Pixabay)

Le immersioni subacquee sono amatissime e praticate in tutto il mondo, soprattutto in luoghi in cui il mare e i suoi fondali regalano delle esperienze davvero uniche. Rispetto a quella in apnea, l’immersione con autorespiratore è chiaramente più sicura, ma bisogna fare attenzione ad alcuni comportamenti fondamentali.

L’autorespiratore, come sappiamo, aiuta il subacqueo a rispettare i propri limiti nel consumo dell’ossigeno, per non andare incontro a rischi come perdita di coscienza e sindrome da sommersione. A spiegarlo a OkSalute è stato il Direttore del Centro Iperbarico di Ravenna Pasquale Longobardi.

Molti di noi sanno che il primo comportamento a cui bisogna fare attenzione è quello di incorrere in una patologia chiamata da decompressione (PDD), una malattia infiammatoria scatenata dal rapido passaggio da un ambiente a pressione alta a uno a pressione bassa; in pratica, durante l’immersione, se si risale in superficie senza consentire il graduale smaltimento dell’azoto, le conseguenze possono essere pericolosissime.

Camera iperbarica (Fonte web)
Camera iperbarica (Fonte web)

Il rischio è che l’azoto, il gas che è naturalmente disciolto nei tessuti, si liberi generando bolle che irritano l’endotelio, la parete interna dei vasi sanguigni, così che i globuli bianchi i si attaccano ai vasi sanguigni, ne lacerano la parete e passano nei tessuti causando una infiammazione. Generalmente le conseguenze sono solo prurito e stanchezza, ma in alcuni casi il danno può causare vertigini, gonfiore degli arti, problemi a deambulare, paralisi temporanea. In caso di danno traumatico, si arriva alla rottura del tessuto polmonare, con comparsa di embolia gassosa arteriosa (EGA).

Secondo il Longobardi, in casi di PDD bisogna subito bere acqua per diluire le particelle infiammatorie, e respirare ossigeno in modo da bloccare i globuli bianchi. Se non si risolve entro mezz’ora, è necessario l’intervento del 118, e l’ingresso in una camera iperbarica.

Riguardo la patologia da decompressione e la sua comparsa, oltre a fare attenzione ai giusti e sicuri comportamenti durante l’immersione, è stata recentemente riconosciuta una componente di predisposizione genetica a sviluppare la patologia. Per individuarla basta un semplice prelievo di sangue.