Lingue sconosciute, ora si possono capire, l’incredibile scoperta

Nel mondo esistono circa lingue 7000 parlate, ma è un numero variabile secondo gli esperti. Alcuni infatti sostengono che si parlano meno di 5.000 lingue, ma sembra che in totale quelle stimate siano addirittura 10 mila. 

Il sito Ethnologue, specializzato in linguistica, ha spiegato che le lingue nel mondo sono esattamente 7.099, così distribuite: 2.294 si parlano in Asia, 2.144 nel continente africano,
1.313 in Oceania, 1.061 in Nord e Sud America, e 287 lingue sono parlate in Europa (4%).

Cipro-minoico decifrata (Fonte web)
Cipro-minoico decifrata (Fonte web)

Il paese dove esiste il maggior numero di lingue è la Papua Nuova Guinea, con 840 lingue parlate.  Le 10 lingue più parlate al mondo sono Inglese, Mandarino, Hindi, Spagnolo, Arabo, Bengalese, Francese, Russo, Portoghese, Urdu.

Le lingue nella storia si sono alternate, sono nate e sono morte, sono il mezzo di comunicazione che abbiamo sviluppato nel tempo per comprenderci. Molte lingue antiche però, restano ancora per noi incomprensibili e sconosciute. Ma oggi una straordinaria novità può cambiare tutto.

L’iniziativa è partita da un gruppo di ricerca dell‘Università di Bologna, che ha usato per la prima volta l’intelligenza artificiale per decifrare una lingua antica, il cirpo-minoico. Quest’ultimo è un sistema di scrittura presente sull’isola di Cipro, risalente a circa 3500 anni fa, finora mai decifrato.

Per farlo, si sono serviti di un sistema di “deep learning“, come spiegano i risultati dello studio – realizzato nell’ambito del progetto “Erc Inscribe” –  pubblicati sulla rivista Plos One. La professoressa Silvia Ferrara del Dipartimento di Filologia Classica e Italianistica dell’Università di Bologna, coordinatrice dello studio, ha spiegato “Ad oggi non abbiamo certezze su quali segni siano veri e propri grafemi di questo sistema di scrittura e quali siano invece semplicemente delle varianti dovute a differenze nella scrittura“.

Grazie al deep learning è stato creato un modello, chiamato “Sign2Vecd“, che ha analizzato i segni del cipro-minoico e le intere sequenze di segni.

Il sistema, spiegano i ricercatori, “ha permesso di separare i segni tracciati su tavolette di argilla dagli altri” e ha offerto “nuovi solidi indizi” a supporto dell’idea che la divisione in sottogruppi del cipro-minoico non sia dovuta all’esistenza di lingue diversi, ma sia legata invece ai diversi supporti utilizzati per incidere i segni. “I risultati che abbiamo ottenuto supportano decisamente l’ipotesi che questi sottogruppi siano composti da varianti legate ai diversi supporti sui quali i segni venivano inscritti“.