ASIA

Published on Dicembre 31st, 2013 | by Elena Porta

Capodanni orientali: tra religione e divertimento

Se in occidente il capodanno per la gioia dei venditori di articoli pirotecnici è vissuto come un far fuochi a non finire ed il più della volte è svuotato del suo significato originario, nei popoli orientali invece, resta ancora una delle feste più affascinanti ed intrise di spiritualità.
Ogni popolazione in base alla cultura di appartenenza saluta il nuovo anno avvalendosi di gesti e atti simbolici per richiamare la purezza e iniziare purificati il nuovo anno. Molte tradizioni orientali addirittura considerano di cattivo auspicio accendere fuochi in questo primo giorno, e pertanto il cibo consumato viene spesso cotto nei giorni precedenti.

La capitale del capodanno buddhista, resta la Thailandia – la magnifica terra del sorriso – dove il cosiddetto Songkran si festeggia intorno alla metà di aprile occasione del cambiamento di posizione del sole nell’anello dello zodiaco. Qui il capodanno è anche chiamato festa dell’acqua perché ci si spruzza l’acqua a vicenda, spesso con veri e propri duelli a dorso di elefante.
L’ usanza pare discenda dalla tradizione buddista di lavare le statue del Buddha in segno di purificazione per auspicare il nuovo inizio.

In Romania invece l’usanza di mezzanotte è quella di drizzare l’orecchio ed avvicinarsi agli animali: in quel momento qualsiasi animale, anche un uccellino, potrebbe dire qualcosa sul nuovo anno. E’ buona prassi anche dopo averli ascoltati attentamente cercando di cogliere i loro linguaggi e le loro gesta augurargli di passare un buon anno nuovo.

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In Cile più specificatamente nel paese di Talca, è usanza talmente importante e intrisa di spiritualità, che non si può lasciare soli i propri cari defunti. E così lo si passare il capodanno nei cimiteri, vegliando su di loro.
Di solito sono i padri di famiglia che dopo il tradizionale cenone a base di pesci tropicali prendono una sedia pieghevole e si recano al cimitero davanti alla tomba dei loro cari ad aspettare l’anno nuovo. L’insolita tradizione è portata avanti dal 1995 e si dice porti fortuna.

In Giappone i templi buddhisti a capodanno suoneranno le campane per 108 volte, numero dei peccati che si potrebbero commettere in un anno; il silenzio è d’obbligo e l’attento ascolto di ogni “dong” è buona norma per purificare ogni peccato commesso. La tradizione portata avanti in tutto il paese, si chaima “Joya no kane” ovvero: le campane suonano nella notte di Capodanno.

In Cina i festeggiamenti per il Capodanno, noto anche come festa della primavera, dura 15 giorni tra il 21 gennaio e il 19 febbraio: Fuochi d’artificio, canti, strepitii e uso massiccio del colore rosso sono gli ingredienti essenziali del capodanno cinese.
Come avrete capito, la parola d’ordine è far rumore; Questo per spaventare il mostro mitologico Nian il quale ogni 12 mesi uscirebbe affamato dalla sua tana per divorare esseri umani. Fare caos e usare massicciamente il colore rosso (di cui è terrorizzato) sarebbe l’unico modo per intimorirlo e indurlo a rimanere nella sua tana.
Un’eco di questa leggenda potrebbe essere rimasto nella rituale danza del leone, una tradizione praticata durante le feste nella quale si sfila per le strade inseguendo una maschera da leone, che rappresenterebbe il Nian.

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Elena Porta

Laureata in Scienze politiche. Una chicca: avrai raggiunto il successo nel tuo campo quando non saprai se quello che stai facendo è lavorare o giocare.



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