CULTURA

Published on Settembre 8th, 2017 | by Susy

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Una donna in lutto urla contro una bimba di 6 anni. 4 settimane dopo una lettera la fa pentire.

Una bambina particolare

“Ruth. Mi chiamo Ruth Petersen”, le dissi.
“Io sono Wendy e ho 6 anni”.
“Ciao Wendy”, le risposi.
Ridacchiando mi disse: “Sei buffa!”. Nonostante tutta la tristezza del momento riuscii a ridere anche io e mi allontanai, mentre la sua risata continuava a seguirmi. “Torna di nuovo, signora P., così potremo passare un altro giorno felice”. I giorni e le settimane successive volarono tra stress, impegni, boy scout, incontri scuola-famiglia e mia madre gravemente malata. Una mattina il sole splendeva alto, tolsi le mani dall’acqua dei piatti e mi dissi: “Mi serve un piovanello!”. Presi la giacca e uscii. Mi avvolse l’odore del mare, così familiare eppure sempre diverso. C’era una brezza fredda ma non mi lasciai intimorire: ero alla ricerca di quella serenità e profonda felicità di cui avevo bisogno. A quel punto mi ero completamente dimenticata della bambina e fui colta di sorpresa quando ricomparve.
“Ciao! Ti va di giocare?, mi chiese.
“Cosa hai in mente?”, risposi senza nascondere che la domanda mi seccava.
“Non so, scegli tu”.
“Che ne dici del gioco dei mimi?”, dissi sarcastica.
E lei, esplodendo in una risata: “Non so cosa sia!”.
“E allora che ne dici se camminiamo soltanto?”, le suggerii. A quel punto notai il suo bellissimo viso. “Dove vivi?”, le chiesi.
“Laggiù”, disse puntando il dito verso una schiera di case estive.
Strano, mi dissi, in inverno. “Dove vai a scuola?”. CLICCA SUL PUNTO 3 PER CONTINUARE A LEGGERE

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