CALCIO

Published on Giugno 26th, 2014 | by Roberto Fazio

Italia, fallimento globale in Brasile. Ripartire si, ma come?

Quando perdi la seconda partita del girone contro un avversario di tutto rispetto ma non temibile, senza produrre un numero sufficiente di occasioni da rete, quando poi riesci a fare ancora peggio contro una squadra più quotata ma della quale probabilmente i valori sono amplificati dagli umori e dai timori contrastanti e contrastati, tutti italiani, con due risultati su tre a disposizione, beh…non hai alibi. Gli azzurri tutto sommato una piccola impresa l’hanno compiuta: eguagliare il fallimento di Sud-Africa 2010 e trasformare una spedizione cominciata in modo esaltante in un fallimento globale. Tutti sul banco degli imputati: dal commissario tecnico Prandelli,  reo di aver fatto delle scelte inadeguate (a partire dalle convocazioni), passando per i senatori che non hanno mai realmente preso in mano la squadra, per le stelle mancate (Balotelli e Immobile su tutti) e ultimi, ma non per importanza, i componenti dello staff tecnico, finiti sotto accusa anch’essi per le evidenti difficoltà fisiche mostrate dagli azzurri in campo, mai all’altezza se non nei primi 70 minuti di Manaus contro l’Inghilterra.

Alla fine di un’avventura terminata precocemente e in malo modo, emergono anche dettagli che non ti aspetti: malumori, divisioni, rapporti mai risanati che rilanciano le quotazioni di chi sosteneva che in fondo questo spogliatoio unito non lo era stato mai, con il rischio di compromettere il cammino della nazionale. Poco dopo il termine della disfatta firmata Godin, Prandelli e Abete annunciano le proprie dimissioni, irrevocabili. Bisognerà ripatire su tutti i fronti, dal campo ai vertici dirigenziali.

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Poche le certezze da cui ripartire, tante le macerie sulle quali ricostruire. Ma dal momento in cui un palazzo non lo riedifichi senza le fondamenta, esiste un’unica e sola linea guida: ripartire da se, dai nostri vivai e quindi dare forma, questa volta concreta, ad un progetto a cui, in realtà, aveva pensato lo stesso Prandelli. Perché se è vero che la crisi economica colpisce il nostro calcio, che il nostro campionato non sembra essere più appetibile per le stelle mondiali, quale migliore occasione di puntare, una volta per tutte, sui giovani talenti italiani, senza più l’obbligo di ricorrere agli oriundi, senza più inventarsi scommesse con atleti stranieri di terz’ordine, senza più vendere Immobile per poi puntare tutto su Morata. Dicono che il nostro sia solo un campionato di passaggio per gran parte dei talenti d’oltralpe, dimenticandosi che l’unica soluzione è farlo diventare un torneo  di riferimento, per i giovani italiani meritevoli di un po’ di fiducia. Gli esempi non mancano. E che in quella poltrona lasciata libera da Abete si possa sedere qualcuno che a questo movimento tenga davvero.

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Roberto Fazio

Fin da piccolo ho amato questa professione, perché l'informazione è l'arma più potente. Insieme al giornalismo, le mie passioni sono lo sport, la musica e la lettura



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