In manette noto imprenditore milanese, violentava e sequestrava le vittime




Antonio Di Fazio, parlano altre due presunte vittime: “Sequestrate per settimane”. Dalle foto l’ipotesi di violenze andate avanti per anni.

Arresto Di Fazio
Polizia in azione (Screenshot Instagram)

Continuano le indagini su Antonio Di Fazio, l’imprenditore milanese fondatore di Global Farma, che pochi giorni fa è stato arrestato a Milano con l’accusa di violenza sessuale ai danni di alcune giovani donne.

Si indaga su una presunta «rete» di complici, che potrebbero averlo aiutato anche a contattare le ragazze.

In base a quanto ricostruito finora, Di Fazio collezionava gli scatti delle proprie vittime in una sorta di “album dei trofei” conservato in smartphone e pc.

Le foto trovate dai carabinieri nel corso di una perquisizione sono almeno 60 e raffigurano volti e corpi di giovani studentesse seminude, tutte incoscienti.

Alcune risalgono a molto tempo fa, circostanza che fa presumere che gli abusi si siano ripetuti per anni. Dopo l’appello dei Carabinieri alle possibili vittime perché si facciano avanti, sono arrivate almeno una decina di segnalazioni che gli investigatori stanno verificando.

Antonio Di Fazio, le vittime drogate e sequestrate per settimane

Altre due presunte vittime sono state ascoltate per otto ore dai pm, riportando racconti da film dell’orrore.

 

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Le giovani studentesse, appena ventenni, hanno descritto in particolare di essere state imprigionate per diversi giorni, fino ad alcune settimane. Drogate con le benzodiazepine, arrivavano a trovarsi in uno stato di “soggezione psicologica“, impaurite dalla figura dell’uomo, che portava spesso con sé una pistola (in realtà finta), intratteneva rapporti con personaggi ambigui e millantava contatti con ambienti di criminalità organizzata.

Il modus operandi descritto appare sempre lo stesso: l’invito in azienda e poi a casa per discutere di uno stage formativo, la somministrazione di tranquillanti sciolti nelle bevande e infine gli stupri seguiti da fotografie.

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Ad attirarle nella trappola, pare, una rete di complici composta da collaboratori e altre persone vicine al manager.




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