Vaccini anti Covid, contagi ridotti del 95%. Diminuiscono anche i ricoveri




Vaccini anti Covid, confortanti i primi dati sull’efficacia. Secondo la fondazione Gimbe i contagi sono diminuiti del 95%.

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Secondo i dati della fondazione Gimbe, in Italia i contagi sono scesi del 95% e i ricoveri e le terapie intensive sono sempre più in calo.

Dati confortanti quelli delle ultime settimane, in cui abbiamo assistito a un rallentamento della corsa del virus, senz’altro dovuto all’avanzamento della campagna vaccinale.

Anche la pressione sugli ospedali si sta allentando: il numero di posti letto occupati da pazienti Covid in terapia intensiva cala del 19%.

La prima valutazione dell’efficacia della campagna di immunizzazione nel nostro paese è stato redatto dall’Asl di Pescara e dall’università di Ferrara. E i risultati sono oltre ogni aspettativa, come spiega l’epidemiologo Lamberto Manzoli.

Vaccini anti Covid, i risultati sulle tipologie utilizzate

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Secondo la ricerca del professor Lamberto Manzoli, tutti e tre i vaccini usati hanno dato un’ottima protezione, riducendo infezioni e decessi del 95%.

Sempre secondo Manzoli, durante l’estate, l’epidemia probabilmente allenterà la sua morsa.

Dovremmo aspettare invece settembre per vedere il calo decisivo dei numeri dei contagi e dei decessi legato alle vaccinazioni.

Momentaneamente non sono disponibili  i risultati relativi a ciascun vaccino né alle due tipologie finora utilizzate (basate su Rna messaggero o vettore virale) in quanto “i vaccini sono stati introdotti in fasi successive e somministrati a popolazioni con diverso profilo di rischio”.

Per avere a disposizione risultati più solidi e confrontabili è quindi necessario attendere ancora.

L’analisi conferma intanto come i rischi di infezione da SarsCoV2 e il decesso diminuiscano rapidamente dopo le prime due settimane e fino a circa 35 giorni dopo la somministrazione della prima dose.

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Dopo i 35 giorni, si osserverebbe una stabilizzazione della riduzione di rischio. Risulta dell’80% per il rischio di diagnosi, del 90% per il rischio di ricovero e di ammissione in terapia intensiva e del 95% per il rischio di decesso. Gli effetti osservati risultano inoltre gli stessi sia negli uomini che nelle donne e in persone di età differenti.




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