Azienda italiana sfrutta i lavoratori: nessun diritto per gli operai




Violazioni multiple per un’azienda italiana tra cui evasione di imposta, evasione contributiva, e sfruttamento dei lavoratori, ed utilizzazione di prestanome.

lavoratori sottopagati
fonte immagine Pixabay

I due imprenditori cinesi, che gestivano un’azienda di lavorazione del pellame e nella produzione di borse a Campi Bisenzio (Firenze), sono finiti agli arresti in esecuzione di una misura di custodia cautelare in carcere.

La procura di Firenze aveva avviato delle indagini sulla coppia di imprenditori per “macroscopiche violazioni degli orari massimi di lavoro e dell’assenza di riposi, con persone ridotte a mera forza lavoro”. Scoperti a lavorare in condizioni disumane, per 14 ore al giorno e senza pausa. I lavoratori erano costretti a consumare qualcosa di commestibile sul posto di lavoro stesso.

Nessun diritto per gli operai

lavoratori sottopagati
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I lavoratori (cinesi, pakistani e bengalesi) erano trasportati in questi capannoni e costretti a lavorare fino a tarda notte per rispettare le consegne ricevute. I due imprenditori cinesi avevano ideato tutto questo piano per guadagnare più soldi nel minor tempo possibile. La paga prestabilita per ogni singolo lavoratore era 3 euro all’ora.

Oltre alla massimizzazione dei profitti, i due imprenditori hanno commesso ulteriori violazioni delle leggi. Parliamo di evasione di imposta, evasione contributiva, e sfruttamento dei lavoratori, ed utilizzazione di prestanome.

Scoperta l’organizzazione dietro la truffa

Attraverso le indagini si è risalita a una società di Roma, con un’unità locale a Calenzano, che subappaltava le proprie lavorazioni conto terzi alla società gestita dai due uomini cinesi. In questo modo i due imprenditori passavano le lavorazioni commissionate a delle ditte individuali.

Queste piccole attività erano accomunate da una breve durata operativa. Ogni volta venivano svuotate, pur di non pagare le imposte e anche gli operai, che offrivano la loro forza lavoro, venivano a loro volta sostituiti.

Con questa strategia i due imprenditori avrebbero maturato nel corso del tempo circa 589.000 euro di debiti erariali iscritti, evadendo le imposte per 522.883 euro. Dopo l’arresto dei responsabili è stato inoltre disposto un sequestro per equivalente di beni pari alla cifra a cui ammonta l’evasione d’imposta.

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I reati ipotizzati nell’inchiesta finale sono: caporalato, bancarotta fraudolenta, dichiarazione fraudolenta, sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte, raccolta e smaltimento illecito di rifiuti speciali.




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