Macabro ritrovamento: barista uccisa a coltellate sul fiume

La giovane barista assalita dall’aggressore mentre si trovava sulle rive del fiume. Sconcerto e incredulità tra gli abitanti del luogo

 

Coltello (Instagram)
Coltello (Instagram)

Una mattinata che doveva essere di relax, lontana dagli impegni lavorativa e col solo scopo di non farsi trovare pallida dall’estate appena iniziata. Questo il il programma spensierato della trentenne trovata senza vita ieri sulle sponde di un fiume.

Il corpo della giovane è stato notato casualmente da due passanti che l’hanno notato immerso in un lago di sangue e anno subito lanciato l’allarme.

A giungere sul posto i carabinieri di zona e i sanitari del 118 che purtroppo non hanno potuto fare nulla per la povera ragazza, troppo gravi le ferite.

La vittima, da quanto riferito, è stata raggiunta da numerose pugnalate alla schiena e al collo. Dai primi esami sul cadavere, pare che la donna abbia tentato di difendersi.

Isola dei Morti: la barista morta sul fiume era molto conosciuta da tutti

La tragedia è avvenuta sulle sponde del fiume Piave, in località Isola dei Morti, nel Trevigiano verso il mezzogiorno di ieri.

Fiume (Youtube)
Riva del fiume Piave (Youtube)

La donna aggredita è E.C. di 35 anni, molto conosciuta nella zona poichè titolare assieme ai genitori di un bar a Pieve di Soligo. Amante di medicina olistica e di lunghe passeggiate, era solita andare sul fiume, specialmente d’estate. Non era fidanzata.

Secondo le prime ricostruzioni, sarebbe stata raggiunta da almeno dieci fendenti, prima alla schiena e poi al collo e avrebbe disperatamente tentato una difesa, come testimoniato dalle numerose ferite ritrovate sulle sue braccia.

Verso le ore 13, il killer si è costituito ai militari di Valdobbiadene: dal suo zainetto ha tirato fuori l’arma del delitto ancora insanguinata, consegnandola alle forze dell’ordine. Si tratta di un uomo di 34 anni, F.B., anch’egli di Pieve di Soligo.

Sottoposto a interrogatorio da parte del pm, Gabriella Cama, il veneto non ha saputo fornire alcuna spiegazione sulle cause del suo gesto.

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Gli investigatori, anche in virtù del fatto di aver rinvenuto tutti gli oggetti personali della vittima, propendono per un raptus di follia. L’assassino reo confesso è quindi stato trasferito nel carcere di Treviso.